La città

Rignano Flaminio: cenni storici

Rignano Flaminio è uno dei 120 comuni della Provincia di Roma ed è situato al chilometro 38 lungo la via consolare Flaminia della quale si vedono alcuni tratti ben conservati prima di arrivare alla città.

Rignano sorge a poca distanza dal Monte Soratte (citato anche da Virgilio nell’Eneide):

un paese circondato da distese verdeggianti tipiche della macchia mediterranea (con querce, faggi, olmi, ginestre); un luogo nel quale, probabilmente, si rifugiarono i Capenati dopo la distruzione della loro città. In epoca preromana la regione che andava dalla Valle del Tevere al Monte Soratte era abitata da una popolazione di stirpe indoeuropea, i Capenati. Tale popolazione non aveva caratteri o affinità con gli etruschi ed utilizzava un alfabeto simile a quello dei Latini. Inoltre, si caratterizzava per il culto a divinità locali: la dea Feronia (protettrice dei boschi) nell’omonimo santuario sorto tra Fiano e Capena ed il dio Sorano (divinità antropomorfa con la testa di lupo) sul Soratte.

Il primo nucleo abitativo sorse intorno all’anno 1000 a.C., nella zona compresa tra il Soratte e Capena (dove oggi si trova la Chiesa dei SS. Abbondio e Abbondanzio).

Alcuni ritrovamenti confermarono la tesi secondo cui sul sito di Rignano doveva essere ubicato un centro antico del territorio capenate, sopravvissuto anche in età romana: si rinvennero, infatti, tra il km 38,5 ed il km 39 della via Flaminia, settori di una necropoli con tombe a fossa (VIII sec. a.C.) ed a camera (IV-II e I sec. a.C.).

Di origine etrusca o, forse, più propriamente falisca, Rignano subì anch’essa la sorte di essere sottomessa all’astro luminoso e troppo vicino di Roma. Con l’avvento dei Romani, nel suddetto sito fu adorata la dea Cerere (omologo romano della divinità prima ivi venerata) e, successivamente, con la diffusione del cristianesimo il tempio divenne chiesa e fu dedicato ai SS. Abbondio e Abbondanzio. Dell’importanza e della potenza di questa grande città e del suo influsso su Rignano si hanno alcune testimonianze archeologiche, ancora oggi, nel centro abitato: un sarcofago, alcune colonne appartenenti, forse, ad un tempio dedicato a Silvano (dio delle greggi), la cui effige appare anche in altri reperti rinvenuti nelle vicinanze del paese durante gli scavi archeologici eseguiti nel 1882; ed ancora rilievi marmorei murati sulle pareti di alcune case nel borgo medioevale e frammenti di colonne.

Rignano ebbe diversi nomi nell’antichità: nei documenti è menzionato da Arignanum a Rignanum, Rinianum, castrum Arinianum, Arignani (nel testamento del cardinale Giacomo Savelli del 1279, in favore del fratello Pandolfo e del nipote Luca) ed anche Erignanum in una Bolla di Nicolò IV (1288-1294). Le prime memorie scritte, comunque, risalgono al X secolo, quando l’imperatore Ottone I vi sostò dopo l’incoronazione a Roma nel 962 (come risulta dal diploma di lui in favore del Monastero di Monte Amiata, dato in Rignano il 21 febbraio di quell’anno). Qui si fermò anche Ottone III quando nel 999 fece traslare a Roma, nella Chiesa di S. Adalberto sull’isola Tiberina, i corpi dei Santi Abbondio, Abbondanzio e Teodora. Al 1114 risale la prima menzione di castrum Rinianum presso il Soratte, proprietà di S. Maria in Trastevere. Nel 1159 vi morì papa Adriano IV: travagliato dalle lotte delle investiture, partì da Roma per recarsi a Civita Castellana, dove si riteneva più al sicuro e dove già altre volte si era ritirato per allontanarsi da Federico Barbarossa, con il quale era entrato in contesa. Ma durante il viaggio, il cambiamento di clima e, forse, le troppe preoccupazioni gli furono fatali. . A partire dalla metà del XIII secolo il castello risulta dei Savelli, ai quali fu tolto dal papa Alessandro VI nel 1501 (di Rignano era il marito della celebre Vannozza Cattanei, amante del papa Borgia). Ai Savelli Rignano tornò dopo la caduta dei Borgia, sino al 1607, quando, il 23 febbraio, fu venduto ai Borghese e, il 9 marzo, eretto a ducato; passò quindi ai Muti nel 1663 (per la permuta fattane il 19 luglio tra il principe Borghese e Marcantonio Muti); nel 1701 andò ai Cesi (per avere Teresa Muti di Giacomo sposato in seconde nozze Federico Cesi); nel 1799 pervenne, poi, ai Massimo (poiché a Federico Cesi Muti succedette la madre Marianna Massimo).

L’ingresso del centro cittadino è reso di per sé accogliente ed invitante dai giardini pubblici (che segnano un po’ il confine tra il borgo medievale e le moderne costruzioni) e da cui parte la via principale ,Corso Umberto I che raggiunge la caratteristica piazza trapezoidale contornata da un nucleo di case di epoca post-rinascimentale: in fondo sono visibili i resti della Rocca dei Savelli. Poco più in basso, scendendo per la via Cavour, si accede al borgo medievale, con le sue strette viuzze e le case costruite con blocchetti di tufo addossate le une alle altre su un dolce colle degradante fino al fosso di San Martino (tributario di destra del fiume Tevere).

A partire dalla metà del XIII secolo il castello risulta dei Savelli, ai quali fu tolto dal papa Alessandro VI nel 1501 (di Rignano era il marito della celebre Vannozza Cattanei, amante del papa Borgia). Ai Savelli Rignano tornò dopo la caduta dei Borgia, sino al 1607, quando, il 23 febbraio, fu venduto ai Borghese e, il 9 marzo, eretto a ducato; passò quindi ai Muti nel 1663 (per la permuta fattane il 19 luglio tra il principe Borghese e Marcantonio Muti); nel 1701 andò ai Cesi (per avere Teresa Muti di Giacomo sposato in seconde nozze Federico Cesi); nel 1799 pervenne, poi, ai Massimo (poiché a Federico Cesi Muti succedette la madre Marianna Massimo).